Il fondatore della Caritas Carmelitana è stato P. Carlo Colelli che ci ha lasciato precocemente a 54 anni il 10 dicembre 1991. P. Carlo era romano "di Borgo" per provenienza e carattere. Uno spirito apparentemente scanzonato, ma profondamente sensibile alle necessità dei bisognosi. Nel bel mezzo di una carriera brillante e ottimamente remunerata nella SIP (l'allora servizio telefonico, nazionale) rispose alla chiamata del Signore ad abbandonare tutto per donarsi totalmente ai poveri. A 33 anni, vocazione adulta quindi, entrò nell'Ordine Carmelitano, Dai frati della sua parrocchia di S. Maria in Traspontina, con l’intento di recarsi in America Latina e dedicarsi all’insegnamento e alla formazione dei giovani, futuri responsabili dello sviluppo di quei popoli.
La salute, sempre più cagionevole, non rese possibile questo progetto e allora, mandato nell'allora disagiato convento di Albano Laziale si dedicò alla formazione spirituale dei giovani universitari e, con loro, avviò iniziative di solidarietà nella medesima diocesi. L’appartenenza all'Ordine Carmelitano, ramificato in Italia e nel Mondo, gli fece intravedere la possibilità di una "Carità" incanalata nella rete mondiale della Famiglia Carmelitana. Richiamato a Roma, nel convento di S. Martino ai Monti, divenne, nel 1982, il coordinatore dei Carmelitani d'Italia per gli aiuti alla Polonia. Trovò fondi ed inviò materiale di ogni genere. L'anno dopo, ispirato dall'esortazione del Capitolo Generale dell'Ordine del 1983 che proponeva di "prendere coscienza del lavoro svolto dai fratelli nel campo della giustizia e della pace, in modo che questa consapevolezza divenga espressione di solidarietà"(la sottolineatura è sua), costituisce la Caritas Carmelitana con l'obiettivo di aiutare tutti quei fratelli carmelitani che si trovano fuori dai "circuiti ufficiali " o perché soli, perché impossibilitati ad essere aiutati dalle proprie Province religiose e che lavorano nei Paesi in via di sviluppo. Essere in grado di affrontare eventuali emergenze che avvengono nel mondo…" in modo diretto, attraverso la rete della Famiglia Carmelitana in Italia e nel mondo. Nel 1985 scrisse una lettera accorata anche a tutti i monasteri di clausura con l'intento di chiedere preghiere, ma anche un coinvolgimento concreto alle iniziative "Caritas". Per l'occasione esce il primo numero informale del bollettino "Caritas Carmelitana".
S’inizia allora lo stile degli aiuti personalizzati, per progetti piccoli e mirati: P. Lauro in Colombia, P. Manuel Moreno in Venezuela, in Indonesia, Ruanda, Mozambico (vedi riepilogo) sono tutti aiuti per lo sviluppo dati nelle mani di persone conosciute, senza intermediari. Il campo degli interventi si allarga e cresce la sensibilità dell'intera Famiglia Carmelitana, sia religiosa che laica. Nel 1985 P. Carlo chiama a cooperare come segretaria, Cristiana Cassina, professoressa di religione nell'Istituto Tecnico per il Turismo "Cristoforo Colombo" di Roma. La prospettiva della Caritas Carmelitana si orienta sempre più verso l'aiuto a progetti di sviluppo e alla promozione della giustizia e della pace. Iniziano anche le relazioni con le persone coinvolte e visite reciproche, approfondendo le problematiche e verificando l'esito degli aiuti. Dopo la morte dì P. Carlo Colelli, assume la responsabilità P. Tiberio con l'intenzione di mantenere la memoria viva del fondatore proseguendo l'attività. Negli ultimi anni, la Caritas Carmelitana, pur continuando ad accogliere le richieste. ha esteso, attraverso il volontariato di Cristiana e l'aiuto della rete Carmelitana, l'interesse verso i detenuti stranieri nelle carceri italiane. Un modo di aiutare i paesi più poveri è la conservazione del ricco patrimonio umano di risorse. È iniziata poi l'adozione a distanza in collaborazione con l’Associazione Sao Martinho di Rio de Janeiro. Si è avuto anche una collaborazione con il Movimento giovanile di Spagna, il consistente contributo delle monache di Saragoza. Infine, il coinvolgimento degli alunni dell' ITT  C. Colombo con i detenuti di Rebibbia e la partecipazione ad un concorso per la realizzazione di un cortometraggio e CD sul Giubileo, improntato sulla "Perdonanza", che ha vinto il primo premio. Anche alcuni detenuti sostengono i progetti "Caritas Carmelitana".


Qualche dato

Riepilogo dei Progetti finanziati e interventi di emergenza.
1984: aiuti alla Polonia, quando nasce "Solidamosc" e il movimento di Walesa.
1985: 6 interventi in Brasile (Mons. Josè Cardoso), Colombia (P. Lauro Negri), Venezuela (P. Manuel Moreno), Perù (monastero di Carnanà), Indonesia (P. Djanar), Polonia (carmelitani), Rwanda (SuoreCarmelitane)
1986: 10 interventi. Oltre a quelli sopra, attenzione al Nicaragua, Centro Accoglienza terzornondisti a Roma (i primi arrivi di emigranti).
1987: Si aggiungono anche Bunia, Butembo in Zaire. Inoltre la spedizione di un intero container di aiuti alle Suore Carmelitane dei Mozambico, grazie al generoso aiuto del Centro Missionario di Cagliari e della comunità carmelitana di Catania.
Dal 1988 fino ad oggi, in media ogni anno si sono sostenuti una decina di progetti.
In 16 anni (1983-1999) tra aiuti materiali e finanziari, con un calcolo approssimativo, si potrebbe arrivare a circa 500 milioni per un centinaio di microprogetti sostenuti e realizzati, senza contare il materiale spedito in gran quantità mi diverse parti del mondo, specialmente ai tempi di P. Carlo. Sono tutti soldi e aiuti vari arrivati a destinazione, nelle mani dei responsabili, direttamente, "fuori dei canali ufficiali". Lo slogan "piccolo è bello" potrebbe riassumere lo stile della "Caritas Carmelitana".
La celebrazione del Grande Giubileo del 2000 ci trova distanti dalle grandi manifestazioni, ma, guardando a Gesù Cristo, concentrati ancor di più nell'attenzione al rapporti diretti e personali con i piccoli e i sofferenti, con costanza, consapevole dei propri limiti, in uno spirito di perdono, riconciliazione, di dialogo e scambio interculturale.